Lo sapevate che il cervello umano percepisce il nostro corpo così?

L’immagine riprodotta nella didascalia ingrandisce in modo virtuale la dimensione di alcune parti del corpo per descrivere la proporzione quantitativa corrispondente al numero reale di cellule nervose (neuroni) dedicate al controllo delle funzioni motorie e sensoriali. Si definisce Homunculus sensitivo-motorio, la ricostruzione delle aree del cervello che controllano le aree somatiche del corpo fisico, scoperta che risale agli anni 50, fatta dal neurochirugo canadese Wilder Penfield il quale, operando il cervello, si accorse che la distribuzione delle cellule neuronali della corteccia cerebrale, era molto più ampia in relazione ad acune parti del corpo rispetto ad altre. La mano, le singole dita, la bocca, le labbra, la lingua, occupano un enorme spazio nel nostro cervello, in quanto strutture anatomiche connesse a funzioni sensoriali e motorie altamente specializzate. Nella mano per esempio, una delle funzioni motorie più complesse da eseguire è il gesto di stringere il pugno. Vi sembra strano? Fatelo e vi accorgerete di come ognuno lo fa in modo diverso! In ciascuno individuo si esprime una differente capacità di afferrare e trattenere un oggetto, come ad esempio stringere il manico di uno strumento. Darwin per primo osservò che la funzione del pollice opponibile permise lo sviluppo di un’abilità peculiare della specie umana. Tale caratteristica si è dimostrata strategica in relazione alla sopravvivenza, permettendo di adattarci all’ambiente meglio di qualsiasi altra specie esistente su questo pianeta. Ora è più chiaro perché l’Homunculus, come ritratto la prima volta da W. Penfield, viene raffigurato con una mano gigantesca! Ma l’uomo ha un’altra caratteristica straordinaria: il linguaggio. L’intera anatomia della gola ha dovuto modificarsi e, a dispetto di un aumentato rischio di strozzamento all’ingestione del boccone di cibo, ci ha consentito di articolare la parola. La lingua ha un ruolo centrale nel gestire questa funzione. Alla nascita la lingua partecipa a complessi meccanismi adattativi che consentono di coordinare la respirazione con il succhiamento e la deglutizione del latte materno. Sembra una questione da poco, ma ognuno di noi, in base a questo schema adattativo, configura la struttura del palato, della dentatura e della faccia e indirettamente anche della gabbia toracica e della forma della colonna vertebrale. La lingua influenza continuamente la funzione respiratoria per come si posiziona all’interno della bocca e contemporaneamente condiziona altre funzioni vegetative come la peristalsi digestiva, la variazione della pressione sanguigna, etc. Fenomeni tanto complessi e vitali per la nostra sopravvivenza, richiedono il coinvolgimento di un gran numero di cellule e circuiti nervosi che si formano e si rimodellano di continuo nel cervello per essere correttamente regolati.

Oggi sappiamo che tale precisione nell’auto regolazione del Sistema Nervoso non si verifica mai! Le scienze evoluzionistiche hanno osservato che ogni processo adattativo non funziona in modo perfetto. La manifestazione asimmetriaca della struttura fisica in tutti gli organsimi viventi dotati di una forma fisica simmetricamente programmata a livello genetico (Fluctuating Asimmetry), costituisce una prova di evidenza. L’ipotesi è che, come accade nei sistemi informatici artificiali (computer), anche i sistemi cellulari vegetali  e/o animali, siano costantemente soggetti alla formazione di errori casuali (entropia) mentre registrano informazioni provenienti da stimoli ambientali. I processi adattativi che si generano in queste condizioni, perdono progressivamente precisione di risposta. L’Adattamento da funzionale diviene disfunzionale. Tutti processi di bioregolazione esprimono dismetria (errore di misura).

A sostenere la fondatezza di questa teoria, sono stati condotti alcuni studi in Italia negli anni ‘80, ad opera di due medici clinici ricercatori, Salvatore Rinaldi e Vania Fontani, i quali riescono a dimostrare la presenza di questi presunti “errori casuali” misurabili alla vista medica, individuando un segno clinico obiettivo  in tutti i soggetti esaminati (Dismetria Funzionale motoria), correlabile all’Asimmetria Fluttuante precedentemente descritta in letteratura scientifica. Forti di questa evidenza medica, attualmente riconosciuta come fenomeno  dimostrabile e riproducibile (PUBMED: pubblicazioni sientifiche), concentrano l’attenzione sullo studio posturale degli insiemi degli atteggiamenti corporei espressi, in particolare in riferimento a quelle parti del corpo maggiormente rappresentate nel cervello come raffigurate nell’Homunculus. A seguito di questi studi nasce un nuovo approccio clinico alla visita medica che consente di individuare e contemporaneamente iniziare a risolvere i processi adattativi scorretti fissati nei circuiti neuronali della persona esaminata. Questo approfondimento semeiotico durante la visita medica, costituisce una competenza medica specifica, oggi meglio definita come Neuro-Psico-Fisiopatologia clinica dei disordini dell’Adattamento. Per esempio, quando si chiede di modificare volontariamente l’espressione della mimica facciale, la posizione di labbra, mandibola e mani, quali schemi di atteggiamento inconsci, il paziente ha la possibilità di accorgersi che qualcosa cambia. Correttamente orientato, può notare di appoggiare i piedi in modo diverso, di sentire il respiro più libero, alcune parti del corpo più leggere e anche variazioni a livello emotivo. In pratica, se chiediamo al soggetto di modificare i propri schemi di atteggiamento inconscio, manifesti nelle espressioni posturali più comunemente assunte, accade una “magia”: il cervello impara! L’auto percezione del cambiamento, sapientemente diretto verso la corretta fisiologia, postura e funzione, attiva un apprendimento inconscio che facilita il recupero dell’atteggiamento più corretto, senza l’intervento di condizionamenti esterni che lo impongono. L’utilizzo delle Metodiche Rinaldi-Fontani permette inoltre di misurare la componente disfunzionale biologica che è sempre presente nell’espressione di malattia. In anni di esperienza clinica si è scoperto che il peso dell’adattamento disfunzionale può superare il 50% del sintomo lamentato dal paziente anche in presenza di danni permanenti di tessuti, organi o apparati. In altri casi, quando il disturbo è solo il risultato di uno scorretto adattamento, la disfunzionalità neuro-psicofisiologica che ha provocato e mantiene il manifestarsi della malattia può risolversi anche completamente, rapidamente o in tempi più lunghi, in relazione alla complessità del quadro clinico.

A seguito di queste ricerche nasce il Radio Electric Asymmetryc Conveyer (REAC), apparecchiatura elettromedicale con brevetto di invenzione, registrata a livello internazionale, che oggi rappresenta una piattaforma Tecnologica per i suoi ulteriori sviluppi (www.asmet.net). Attraverso l’utilizzo del REAC, a causa del suo esclusivo funzionamento, se si utilizzano trattamenti orientati a cellule neuronali (Neuro-Ottimizzazione), si catalizza un fenomeno di auto apprendimento che è in grado di rimodulare al proprio interno eventi biologici elettrochimici a livello moecolare (canali ionici, cell polarity). L’ottimizzazione dei singoli circuiti cellulari, estendendosi all’insieme delle connessioni cerebrali, consente al Sistema Nervoso Centrale (cervello) di riorganizzare, in modo automatico e con assoluta precisione, le funzioni fisiologiche vegetative/motorie-comportamentali dell’individuo sottoposto a trattamento. Nell’insieme si attiva un livello di ottimizzazione dello stato di salute che comporta cura, prevenzione e rallentamento dei fenomeni disfunzionali bio-organici che accelerano il processo d’invecchiamento.

Dunque, un “Ominide” nel cervello, dall’aspetto alquanto primitivo, non solo rappresenta l’evoluzione compiuta in milioni di anni dalla nostra specie, ma offre all’uomo di oggi e di domani una chiave di lettura straordinaria dei segreti che regolano la vita.